La storia deve attendere, la Caloni Agnelli vede svanire la possibilità di mettere in bacheca il suo primo trofeo. Nella finale di Coppa Italia al PalaFlorio di Bari – con oltre 200 tifosi orobici al seguito – Roma fa valere la sua maggior attitudine ai grandi appuntamenti e rimonta sfoderando un Padura Diaz inarrestabile, autore di 30 punti, abbinando un muro divenuto progressivamente invalicabile (20-8).

L’avventura dunque arriva al capolinea nel modo più amaro, ma il percorso per diventare grandi passa obbligatoriamente anche da queste tappe. E che tappe. Un turbinio d’emozioni che purtroppo ingabbia cammin facendo i nostri, che subiscono e difettano di quel pizzico d’indispensabile lucidità.

L’impatto tuttavia è quello ideale tanto che il pallino resta sempre nelle mani rossoblù, fin dal primo pallone messo giù da Hoogendoorn. Poi sale il servizio, fondamentale che giocoforza sarebbe stata una delle chiavi di volta con gli acuti del capitano (7-4) e di Dolfo (15-13). Dopo aver riacciuffato l’equilibrio a quota 9, Roma si ripete a 19 e a 21. Un errore di Padura e un servizio vincente di Hoogendoorn anticipano il vantaggio messo in fresco da Dolfo. Il primo segnale di reazione dei ragazzi di Spanakis arriva proprio dalla linea dei nove metri con Tiozzo e Padura, a 7 e a 12, che stoppano il tentativo di fuga di Bergamo. Dolfo mura Padura, il cubano ripaga con la stessa moneta poi ci pensa un turno in battuta di Sacripanti a regalare l’allungo (4-0) l’aggancio. Quel 4-0 che l’Olimpia prima restituisce e poi deve subire all’alba del terzo parziale. Il punto a punto è ancora il leit motiv fino a quota 13 poi viene stoppato Pierotti (13-15), poi un nuovo uno-due a muro sigla il +5 esterno ma i rimpianti non mancano neppure qui visto che Hoogendoorn spreca il possibile aggancio a 23 mentre dall’altra parte Padura Diaz non fallisce l’opportunità del vantaggio. Il ritornello resta lo stesso anche al rientro in campo tanto che la Caloni Agnelli non riesce nel tentativo di rientro. Perché la correlazione tra muro e difesa dei capitolini diviene determinante, perché Padura Diaz continua a martellare come un cecchino e perché i ragazzi di Graziosi peccano nuovamente dal punto di vista della freddezza nella fase determinante del parziale. Nonostante Ceramica Scarabeo conduca le danze grazie alle solite armi tirate a lucido, Hoogendoorn e compagni – seppur a fatica – non mollano la presa aggrappandosi al carattere. Il tulipano, infatti, viene disinnescato sul 14-18 anche se Pierotti risponde per le rime con il – 1 (19-20). M a non basta perché il laterale sbaglia al servizio e Cioffi va in fotocopia consegnando la prima palla match ai laziali: Hoogendoorn mette lungo il pallone della speranza spegnendo il sogno.

LE DICHIARAZIONI
Gianluca Graziosi: “La differenza l’ha fatta l’abilità di Roma nella correlazione tra muro e difesa. Certo, noi avremmo dovuto fare qualcosa in più in copertura visto che sono caduti alcuni palloni semplici. Purtroppo siamo meno abituati a queste situazioni, speriamo sia l’inizio di un percorso. Partite del genere, del resto, fanno parte della crescita di un atleta”

Antonio Cargioli: “Loro ci hanno studiato bene e hanno messo in pratica al meglio il collegamento tra muro e difesa. Noi siamo stati bravi nella fase di cambiopalla, ma ci è mancata la fase break. Inoltre la battuta di Roma è stata molto più incisiva della nostra mettendoci in difficoltà e costringendoci spesso a giocare su palla alta”.

Ceramica Scarabeo GCF Roma – Caloni Agnelli Bergamo 3-1 (23-25, 25-20, 25-23, 25-22)

Ceramica Scarabeo GCF Roma: Zoppellari 1, Tiozzo 12, Pollock 13, Padura Diaz 30, Snippe 16, Franceschini 7, Saturnino (L), Sacripanti 0, Romiti (L), Rau 0. N.E. Valenti, Fantini, Mancini, Losco. All. Spanakis.
Caloni Agnelli Bergamo: Jovanovic 1, Pierotti 9, Cargioli 4, Hoogendoorn 20, Dolfo 17, Valsecchi 8, Longo 0, Carminati 0, Franzoni (L), Innocenti (L), Cioffi 1. N.E. Albergati, Maffeis. All. Graziosi.

ARBITRI: Cerra, Gasparro. NOTE – durata set: 33′, 28′, 31′, 30′; tot: 122′.