I fuoriclasse non si riconoscono soltanto nei numeri. A volte emergono nei dettagli meno visibili: in una ricezione sporca trasformata in equilibrio, in una parola detta al compagno nel momento giusto, nella disponibilità ad adattarsi senza mai mettere se stessi davanti al collettivo. Alexander Berger, da questo punto di vista, è molto più di uno schiacciatore di categoria superiore, prestato alla Serie A3. È un riferimento. Tecnico, certo. E umano.
ESPERIENZA – Nel momento più delicato della stagione, il Belluno Volley si aggrappa anche all’esperienza e alla personalità dell’austriaco in vista di gara 3 della finale playoff contro la Domotek Reggio Calabria, in programma domenica 17 maggio (ore 19) al Pala Calafiore. Una sfida che vale la promozione in A2. E Berger ci arriva dopo settimane non semplici. I problemi fisici ne hanno limitato continuità e brillantezza, impedendogli di esprimere con regolarità quel livello di pallavolo che, nel corso della carriera, lo ha portato a vincere uno scudetto e due Coppe Italia con Perugia, oltre a confrontarsi stabilmente con l’élite europea. «Per me è stato un mese molto duro, per questo sono felice della prova di gara 2 – afferma -. E di essere riuscito a dare una mano alla squadra. Ci tenevo».
AL SERVIZIO DEL GRUPPO – Anche quando il corpo non gli ha consentito di essere dominante come in altri momenti, Alex non ha mai smesso di essere utile. Di esserci. Senza alibi, senza gesti plateali, senza mai sottrarsi. È questa, probabilmente, la cifra più autentica del suo percorso in maglia biancoblù: l’umiltà con cui ha scelto di mettersi al servizio del gruppo. Sempre. Anche nei giorni in cui sarebbe stato più semplice gestirsi, tirare il fiato. Invece Berger ha continuato a lavorare in silenzio. A offrire qualità nei momenti decisivi, esperienza nelle situazioni più tese e serenità in spogliatoio.
RITMO – E da fuoriclasse quale è, nel momento opportuno ha risposto presente, incidendo con quella pulizia tecnica e quella lucidità che appartengono ai giocatori di alto livello. Quelli che comprendono il peso di ogni pallone e sanno quando accelerare, quando rallentare, quando prendersi una responsabilità in più: «Cos’è cambiato? Semplicemente, ho ritrovato il mio ritmo. Ed era fondamentale, perché la mia ultima “vera” partita è stata più di un mese fa. Ma avevamo davanti un match da “dentro o fuori”: non si poteva sbagliare. Insomma, siamo contenti di aver allungato la serie. E una delle chiavi è stata la nostra pazienza».
ULTIMO PASSO – Ora resta l’ultimo passo. La partita che vale una stagione intera: «La interpreteremo a tutto-fuoco”». Al di là dei punti che finiranno a referto, i rinoceronti sanno di poter contare su un giocatore capace di trasformare il talento in disponibilità. E la carriera in leadership silenziosa. Perché certe presenze pesano anche quando non fanno rumore.








