Il saluto di Alessandra Marzari a Miguel Angel Falasca

«Carissimi tutti,
siamo qui oggi per salutare Miguel nel suo palazzetto con le persone che gli vogliono bene e che lo porteranno nel cuore. Grazie a Esther che ci ha permesso di averlo qui con noi prima di ritornare nella sua amata Spagna.

Una morte così improvvisa ci lascia senza fiato, attoniti, addolorati, con sentimenti di rabbia ma soprattutto con una sensazione di fragilità a cui solo l’amore e la vicinanza possono porre un piccolo rimedio. Facile intendere da tutti i messaggi che ci sono giunti che tipo di persona fosse Miguel Falasca: “lindo” per usare una parola spagnola, leale, equilibrato, capace, con un carattere meraviglioso. Qualità che tutto il mondo sportivo gli riconosce.
Personalmente mi piace ricordarlo prima di tutto come marito, padre e anche come amico: quante volte l’ho osservato con Esther, anche la sera prima del tragico evento, riconoscendo una coppia solida, complice, che si ama. E poi come padre, come genitore alle partite dei suoi figli (Ale, mi diceva con quel suo sorriso e quel suo accento irresistibilmente simpatico, sono stato bravissimo come genitore che dici?) o in quel momento dopo la gara quando Daniel e Sara scendevano a salutarlo. Da ultimo come amico, difficile pensarlo al
palazzetto senza Daniel Lecouna con cui aveva una amicizia vera e profonda oltre che uno straordinario legame professionale.

Poi lo penso come allenatore, alla contentezza che ho provato la prima volta che l’ho incontrato. Miguel mi ha aiutata a definire e cambiare il pensiero sul mio allenatore ideale. Straordinaria la sua capacità di innovare, la sua curiosità, la sua intelligenza che ci hanno permesso di lavorare con matematici, studiosi di biomeccanica, manager dello sport e molti altri specialisti. Straordinario anche il suo modo di essere leader con i suoi atleti in modo naturale, garbato, sorridente ma allo stesso tempo forte.

Il suo stile gli permette di essere l’allenatore perfetto per i giovani emergenti e vi riporto le parole di uno di loro: “Era lui che mi ha messo in campo, era lui che metteva a rischio la sua testa per me e non ha mai smesso di credere, era lui il primo allenatore che rispettavo, era lui che mi ha fatto diventare una persona che crede in se stessa”.
Siamo tentati di scegliere la strada nera dell’oblio dopo i grandi dolori. Noi non faremo così. Lo porteremo con noi, lo penseremo, sentiremo dolorosamente tutti insieme la sua mancanza e tutti insieme ci consoleremo. Faremo delle cose con lui a cominciare dalla neonata scuola per allenatori, un progetto che tanto gli piaceva, che porterà, in accordo con Esther, il suo nome. Sarà difficile ma lo faremo perché Miguel lo merita. Alla sua bella famiglia il nostro abbraccio più forte».

Un sentito ringraziamento a tutti coloro che questa mattina hanno partecipato alla commemorazione di Miguel alla Candy Arena di Monza.