Basic, l’anti-divo: non ha profili social, ama leggere e godersi il tempo per sé

Lo schiacciatore francese in questa confessione a cuore aperto svela passioni e abitudini, desideri e programmi. Legato alla famiglia, adora il mare, i fileja e i cannoli siciliani. Genitori ex pallavolisti che l’hanno lasciato libero di decidere e di forgiare la sua personalità. E che rapporto con nonna Mirna, una parola che significa ‘calma’ anche se lei non lo è per niente: “A Vibo sto bene. Il volley è sempre stato nel mio destino”. 

Personaggio schivo, discreto, riservato. Tutto ciò che nel rumoroso universo sportivo dove spesso l’apparire conta più dell’essere, non può non fare notizia. Parliamo di Luka Basic, schiacciatore francese che il 29 gennaio compirà 27 anni, approdato la scorsa estate alla Tonno Callipo. Sempre un passo indietro Luka, per scelta non è sui social – anche se su Instagram esiste un fan club a lui dedicato – e non racconta pubblicamente gli step della sua quotidianità come invece fa la maggioranza degli atleti: “Non ho nulla contro l’uso dei social network ma fino ad ora – ammette semplicemente Luka – non ne ho sentito l’esigenza né mi interessa. Piuttosto amo fare le piccole cose, nulla di eclatante. Passo molto tempo a casa, vivo e assaporo le mie giornate: mi piace leggere nel tempo libero. Non faccio nulla velocemente, cerco di godere il tempo che ho per me, ad esempio la mattina mi sveglio e faccio colazione in tutta tranquillità. Insomma mi prendo cura di me”.

FAMIGLIA&TRADIZIONI. È una storia fatta di passione e sacrifici quella di Basic, cresciuto con un pallone in mano visto il passato pallavolistico di mamma Jasmina e papà Veljko, quest’ultimo con oltre 200 presenze nella Nazionale Jugoslava. Il Paese che lo ha visto nascere è la Francia ma Luka è una di quelle persone che hanno avuto la fortuna di vivere “per addizione”, un concetto ben espresso dallo scrittore Carmine Abate, ossia ha preso e messo insieme il meglio dalla varietà delle sue origini familiari e al contempo del luogo in cui è nato e cresciuto. Così nel tempo, senza pregiudizi o riserve, ha scoperto i nuovi posti che lo hanno ospitato per lavoro senza mai dimenticare le sue radici.
Anche se i miei genitori sono nativi dell’ex Jugoslavia, io sono nato in Francia quindi la mia madrelingua è il francese. All’inizio loro non conoscevano neanche bene il francese e quindi io e mia sorella siamo cresciuti in una casa dove si parlava solo serbo-croato. Poi andando a scuola ho assimilato la mia identità francese, e con il tempo i miei genitori hanno preso la cittadinanza”.

Lo schiacciatore giallorosso a Banjia Luka (Bosnia) insieme alla sorella Mirna e a papa Veljko


Ti sei mai sentito ‘escluso’ o discriminato in Francia?

Non mi sono mai sentito straniero in Francia, mai. Mi sono sempre sentito un cittadino francese”.

Ci sono delle tradizioni a cui sei legato fin da bambino e che la tua famiglia ti ha trasmesso per le sue origini?

Un po’ il cibo e da parte di mio papà anche alcune usanze legate alla religione in quanto lui è ortodosso. Ad esempio per loro il Natale si festeggia dopo rispetto a quello cristiano. Potrebbe fare un po’ ridere il fatto che a casa mia ci scambiavamo gli auguri di Natale due volte”.

Cosa ha significato per te essere figlio d’arte?

Ho avuto la fortuna di non essere mai stato allenato da mio papà. Con me ha sempre fatto solo il papà. Ovviamente parliamo di pallavolo, anche con mia mamma ma non mi hanno mai messo pressione o negatività. Mi hanno lasciato sempre libero di esprimermi”.

I giudizi post-partita dei tuoi genitori?

Di solito mi danno un supporto più che un giudizio su quello che ho fatto più o meno bene. Mi incoraggiano sempre, come fanno tutti i bravi genitori e non solo per la pallavolo”.

Qual è il tuo legame con il Paese d’origine della tua famiglia?

Sicuramente mia nonna rappresenta un anello di congiunzione fondamentale con le mie origini. Con lei ho un rapporto particolare. Si chiama Mirna che in croato vuol dire calma…ma non lo è per nulla – sorride –, è una persona molto movimentata e dinamica. Naturalmente anche i miei genitori mi hanno permesso da sempre di mettermi in correlazione con il loro mondo di provenienza. Crescendo tra l’altro mi rivedo molto in loro e nel loro modo di fare: a livello caratteriale somiglio ad entrambi…mi hanno trasmesso pregi e difetti. Qualcuno? Da mio padre ho ereditato la timidezza e da mamma il fatto di essere molto riflessivo. Nella mia vita c’è anche mia sorella, più grande di me, siamo diversi ma anche molto legati. Ci prendiamo cura uno dell’altro. Lei vive in Bretagna e insegna nelle scuole”.

Luka Basic insieme a nonna Mirna qualche anno fa

LA SCELTA DI VIBO. L’atleta transalpino è approdato a Vibo Valentia lo scorso agosto. Indossa la maglia n. 10 della Tonno Callipo con cui ha fino ad ora disputato 14 partite e 40 set.
Com’è stato il passaggio da Milano a Vibo?

Il passaggio da una grande città come Milano ad una cittadina come Vibo Valentia non mi ha fatto soffrire, anzi non ho avuto difficoltà ad ambientarmi. Milano è una città meravigliosa che offre tanto ma a Vibo ho anche l’opportunità di scoprire altro. Posti come questo ti permettono di stare a contatto con la gente. Io qui sto bene”.

In squadra come ti trovi?

Molto bene: ho legato di più con Yuji Nishida, sono in camera con lui durante le trasferte. Siamo due stranieri da soli perché i brasiliani sono in coppia”.

Ti sei mai chiesto se volevi fare altro?

La pallavolo era nel mio destino: non ho mai pensato di prendere altre strade. Adesso inizio a farmi qualche domanda per quello che sarà il mio futuro quando finirò di giocare. Non ho ancora le idee ben chiare”.

CARATTERE&PASSIONI. Osservandolo dall’esterno Luka Basic, si ha l’impressione di avere a che fare con una persona molto riservata e anche disponibile con i suoi compagni

Confermo! Mi piace avere il mio spazio, stare da solo anche a casa, sento che ne ho bisogno. Allo stesso modo però mi piace pure stare in compagnia di amici e persone care”.

Dei tanti anni passati in giro che esperienze ti porti dietro?

Bei legami con tanti compagni di squadra che sono diventati amici fraterni fuori dal campo. Di meno con allenatori con cui c’è sempre un rapporto più professionale”.

Gusti sulle letture?

Leggo prevalentemente libri di filosofia e di psicologia ”.

Ed in cucina come te la cavi?

In Italia ho imparato a cucinare il ragù! So cucinare ma non faccio piatti troppo complicati”.

Cosa hai scoperto della città di Vibo?

Sto in centro e ho preso l’abitudine di andare a mangiare a pranzo in una trattoria vicino casa mia. Sto conoscendo i sapori calabresi come i fileja con le melanzane e guanciale. Questa è stata anche l’occasione per stringere amicizia con i gestori del locale. Di loro apprezzo che non mi considerano come il giocatore-Basic, ma sono semplicemente Luka, un ragazzo con cui hanno piacere a parlare.  Per questo con loro mi sento perfettamente a mio agio. Non mi fanno mai domande sulla squadra. Ad esempio quando torno dalle trasferte loro mi chiedono dove sono stato perché notano la mia assenza per qualche giorno e poi, come veri amici, mi domandano cosa ho mangiato in quella città, ma mai dei risultati sportivi”.

Ma oltre i fileja cosa apprezzi a tavola?

Pasta, pizza…non sono molto goloso ma adoro il cannolo siciliano”.

Formuli i tuoi pensieri in francese perché è la tua lingua ma sei un vero poliglotta…

Non so come ho imparato il croato-serbo. A casa i miei genitori parlavano questa lingua, mentre a scuola e fuori dalle mura domestiche sentivo parlare francese. Quindi ho assimilato in maniera naturale entrambe le lingue. L’inglese l’ho studiato a scuola e poi parlando con i compagni di squadra”.

Il destino di un atleta è cambiare spesso città, compagni, amici, abitudini. Per te è stato un problema?

Prima un po’ mi pesava, adesso che sto crescendo cerco di legarmi meno alle cose e ai posti. Mi affeziono ma vivo il presente senza pensare troppo a quello che sarà dopo. Quando poi vado via mi piace guardare avanti e scoprire nuove cose. Prima era difficile e doloroso per me cambiare. A volte mi rendo conto che nei rapporti interpersonali metto queste barriere ma nessuno me lo ha fatto pesare”.

E nel tempo libero?

Amo andare al mare. Sono rimasto ammaliato da una spiaggia, il Paradiso del Sub, sulla costa tirrenica. Anche mia nonna in Croazia è al mare a Parenzo. Sono due anni che non ci vado e mi manca tanto”.

Una giornata al mare, in Croazia, con mamma Jasmina

Si può dire che il tuo rapporto con i social media è ai minimi termini?

Non seguo i social quindi non percepisco bene la forza mediatica di alcuni miei compagni di squadra. Io li conosco personalmente e so come sono nella vita reale. Non amo stare sotto i riflettori”.

ABITUDINI&DESIDERI
Sono estremamente ordinato in casa in cui ho bisogno dei miei spazi. Ad esempio nello spogliatoio Nicotra – ride – è molto disordinato e un po’ questa cosa mi dà noia”.

Qual è il posto che reputi casa tua?

Se penso di voler tornare a casa penso alla Francia, alla città dove sono cresciuto e dove ho vissuto fino a 16 anni. Poi la pallavolo mi ha portato per tre anni a Montpellier dove c’è il Centro nazionale di volley, poi due a Cannes e a Toulouse, quindi Milano ed ora Vibo. Vedremo cosa mi riserva il futuro…”.

Rimpianti?

No, non ne ho. Se mi guardo indietro credo di aver sempre rispettato le persone che ho incontrato lungo la mia strada”.

Grazie Luka per averci fatti entrare nel tuo universo permettendoci di sfogliare qualche pagina della tua vita e del tuo album di famiglia!

UFFICIO COMUNICAZIONE
Rosita Mercatante
ufficiostampa@volleytonnocallipo.com