After Hours, la SuperLega di notte
Mozic, Piazza, Zamagni, Alberini e Van de Gor ospiti della sedicesima puntata di After Hours
La vibrante Final Four di Del Monte® Coppa Italia, con la marcia immacolata di Verona contro Trento e Perugia. L’emozione del rientro in campo di Daniele Lavia e di Gianluca Galassi. La semplicità e la difficoltà di allenare giocatori “geniali”. Ma anche i ricordi dell’Italia e l’attività della fondazione di Bas Van de Gor, una preview della finale di Coppa Italia di A2 e la corsa promozione verso la SuperLega.
Questi i temi principali della sedicesima puntata della sesta stagione di After Hours, la SuperLega di notte, in onda ogni domenica alle 21.30 in esclusiva, gratuitamente, sulla piattaforma DAZN e in differita sul canale YouTube di Lega Pallavolo Serie A.
Ospiti della puntata numero 16 sono stati Roberto Piazza (Allianz Milano), Rok Mozic (Rana Verona), Matteo Zamagni (Abba Pineto), Alessio Alberini (Tinet Prata di Pordenone), Bas Van de Gor e Piero Giannico (telecronista della Final Four di Coppa Italia).
LE DICHIARAZIONI
Rok Mozic (Rana Verona)

Questione di testa – È un momento molto bello. Non mi aspettavo queste due vittorie così secche contro due squadre molto forti, fra le più forti della storia in Italia. Siamo stati bravi perché dal primo all’ultimo punto sapevamo cosa fare, siamo rimasti sempre positivi, anche nei momenti di difficoltà come nel secondo set della Finale. Christenson è un grande campione, una grande persona, forse senza di lui sarebbe andata diversamente.
Roberto Piazza (Allenatore Allianz Milano)

L’analisi della Final Four – Ho visto tre partite diverse una dall’altra. Una giocata ad armi quasi pari, fra Piacenza e Trento, nonostante le assenze molto importanti per Trento. Verona credo abbia giocato la miglior partita della stagione, impedendo a Perugia di entrare nel ritmo gara. Grande battuta, organizzazione muro-difesa molto buona, è stato difficile contrastare questa squadra. In Finale ho visto una Verona che ha dominato il campo, anche se le assenze di Trento vanno quantomeno menzionate. Un Christenson sopra le righe, un po’ come Sbertoli, con la differenza che aveva tutte e tre le “bocche di fuoco” mentre il palleggiatore di Trento no.
Come si cambia – Negli anni si cambia dappertutto: è cambiata la pallavolo, per cui l’aspetto tecnico prevale sempre. A livello caratteriale ho dovuto smussare parecchi spigoli, per star dietro alle nuove generazioni. Anche se continua a contraddistinguermi l’opinione sul telefono: un disturbatore esagerato.
L’allenatore “tifoso” – Devi supportare i ragazzi, sembra che a volta diventi tifoso ma in realtà stai accanto a loro. Il suggerimento tattico-tecnico deve venire prima di tutto.
Allenare Kreling – Vuol dire allenare una persona che sa già quello che deve fare. È un po’ più semplice, perché ha già tante cose che può dare alla squadra e al contempo complicato perché non è facile cambiare. Bisogna andare molto incontro alle sue caratteristiche peculiari e cercare di integrarlo con il gioco di squadra.
La crescita di Staforini – Sta facendo molto bene, sono contento si stia giocando le carte nel migliore dei modi. È un ragazzo che merita attenzione, è un classe 2003, mi fa piacere che stia avendo la sua chance. Noi stiamo andando bene con Damiano Catania, che a sua volta sta disputando una grandissima stagione. Avere compagni di reparto più fisici, una squadra più completa, ti dà qualche certezza in più.
Giocatori che vanno via a stagione in corso – La situazione non mi fa impazzire, come altre cose del nostro movimento. Dobbiamo riuscire a fare qualcosa di nuovo, bisogna sedersi a un tavolo coinvolgendo gli allenatori.
La bellezza della Del Monte® Coppa Italia – È il primo appuntamento della stagione e tutti ci tengono a fare bella figura. Certo, qualche sorpresa c’è sempre stata in passato e ci sarà in futuro, perché alcune squadre possono avere problemi e non arrivare in Final Four. E questo attira anche i giocatori a volerle disputare al meglio. Sono entusiasta della manifestazione.
Matteo Zamagni (Abba Pineto)

Il 3-1 sul Catania – È stata una faticaccia incredibile, è stata la terza gara della settimana, inclusa la Semifinale di Coppa Italia. Dal campo le sensazioni erano buone, poi siamo riusciti a metterci in difficoltà da soli anche se vanno riconosciuti i meriti di Catania. Non mi aspettavo una fatica del genere e non ne avevamo bisogno, ma continuiamo a vincere e quella è la cosa più importante.
La Finale di Coppa Italia contro Prata di Pordenone – Dobbiamo continuare a giocare come abbiamo fatto sinora. Prata negli ultimi anni è diventata l’esempio da seguire, tanti dei dati migliori appartengono a loro, chi vuole stare nella parte alta della classifica deve guardare a quei dati. Sono una squadra veramente forte in tutti i reparti, sarà complicato ma vogliamo vendere cara la pelle.
L’entusiasmo di Pineto – C’è tantissimo entusiasmo, il palazzetto è sempre strapieno, c’è voglia di vivere queste emozioni. Pineto mancava da anni tanto dalla A2 quanto a questi livelli. I tifosi sanno bene quanto è importante il loro supporto e quante emozioni può dare la pallavolo. Siamo partiti senza grandi obiettivi, ma con l’obiettivo primario di giocare una buona pallavolo. Stiamo raggiungendo un livello di gioco importante e riuscire a giocare queste partite lo dimostra.
La corsa alla promozione – Per me sarà un discorso fra le prime cinque, chi arriverà meglio sarà favorita.
Alessio Alberini (Tinet Prata di Pordenone)

Il 3-1 di Macerata – All’ultimo set l’abbiamo scampata per un pelo, siamo andati ai vantaggi. Anche per noi punteggio pieno, ma alti e bassi e partite da non sottovalutare. Anche per noi è stata una settimana impegnativa ma siamo contenti per i tre punti.
La Finale di Coppa Italia contro Pineto – È una bella squadra, mi piace anche lo stile di gioco che tecnico e palleggiatore hanno studiato e fatto vedere. Sono in forma, vincono e mettono pressione sia in campionato sia in Coppa. Fare pronostici per la Finale è impensabile, sarà una gara “emotiva”, siamo contenti di poterla giocare per il secondo anno di fila e di poterlo fare in casa. Mi piace molto, fra i giocatori di Pineto, Allik ma anche l’impostazione del gioco e ogni volta che li guardo penso: “Dobbiamo giocarci una Finale contro di loro”.
La continuità – Abbiamo chiuso l’anno scorso con la sconfitta in Finale, ma personalmente ho come obiettivo la stessa possibilità di giocarci una sfida che mette in palio un trofeo. Pensare all’eventualità di uscire di nuovo sconfitti potrebbe sfavorirci. Metteremo in campo la nostra miglior pallavolo con costanza e quello potrà fare la differenza. I picchi di alta pallavolo li hanno tutti, è fondamentale averli dal primo all’ultimo punto.
La corsa alla promozione – Anche per me sarà un discorso fra le prime cinque, sappiamo la loro qualità, tutte punteranno a fare dei bei Play Off.
Bas Van de Gor
La pallavolo moderna – Credo che la velocità dei giocatori sia molto più elevata. Non riesco a capire come i centrali arrivino in banda a chiudere il muro, si è due-tre tempi più veloci rispetto a vent’anni fa.
La Coppa Italia – Ricordo che l’anno cominciava con la Coppa Italia. La mia prima partita fu al PalaEur, c’era un pienone di grande effetto. Un ricordo bellissimo, mi piaceva molto.
Il lavoro della Fondazione – Dal 2003 ho il diabete di tipo 1 e secondo la mia esperienza più fai sport, meglio puoi conviverci. Abbiamo creato una fondazione per aumentare la qualità della vita dei milioni di persone che hanno il diabete, con attività per i bambini e gli adulti. L’anno prossimo sarà il ventesimo. Siamo charity partner della Federazione Olandese di pallavolo e facciamo tante cose insieme.
Gli anni a Modena – Lì è cominciata la mia esperienza in Italia. Dalla prima partita c’è stata un’atmosfera molto positiva, doveva arrivare Andrea Giani ma arrivai io. Per tutti i sei anni che ho passato a Modena ho sentito grande calore e sentivo di giocare nella capitale del volley. La pallavolo era parte integrante della città.
Il gap nella pallavolo olandese – Per noi oggi in Olanda è difficile chiudere il gap fra campionato e nazionale. Chi vuole guadagnare, va a giocare fuori. C’è bisogno di energia per risalire dal quindicesimo posto del mondo alle prime otto.
I metodici tecnici italiani – Quando sono venuto in Italia, rispetto all’Olanda, ho trovato allenatori molto metodici. Bagnoli mi portava videocassette per studiare le partite. Con lui abbiamo lavorato assieme anche a Treviso. Ho avuto anche Franco Bertoli e Raul Lozano.
L’attaccante più fisico – Giocavo con due forti giocatori russi che erano molto alti, non saltavano molto ma non era facile contro gente di 2 metri e 16. Ricordo anche Granvorka, bell’atleta, Fomin, Giani e i cubani: li guardavo nel riscaldamento e pensavo “Com’è possibile vincere contro di loro?”. Però un paio di volte ci siamo riusciti. Anche i brasiliani erano incredibili nel riscaldamento.








