Gonzalo Quiroga è stato dimesso questo pomeriggio dall’ospedale Borgo Trento di Verona. Si è conclusa con il sorriso una settimana difficile per la Tonazzo Padova. Lo scorso 6 aprile lo schiacciatore argentino si trovava in auto con il cugino per effettuare la classica gita fuori porta di Pasquetta. Coinvolto in un tamponamento a catena nel veronese, ad avere le conseguenze peggiori fu proprio il ventiduenne Gonzalo, che fu trasportato in ospedale in stato d’incoscienza dopo un violento colpo ricevuto al capo. Poi il risveglio, gli esami e il sospiro di sollievo quando i medici hanno confermato che il ragazzo si sarebbe ripreso senza conseguenze. Quattro giorni infiniti, durante i quali tutti gli amici, i parenti e gli addetti ai lavori del mondo della pallavolo attendevano la lieta notizia.
Gonzalo Quiroga sarebbe dovuto partire già questa settimana per l’Argentina, in quanto il coach della sua Nazionale – Julio Velasco – lo aveva già inserito nella lista dei 25 convocati in vista della prossima World League. Una convocazione ufficializzata proprio ieri, quando ormai si sapeva che Gonzalo si sarebbe ripreso. La curiosità: Gonzalo è stato convocato insieme al fratello Rodrigo Daniel, in Italia dal 2006 al 2012 a Bassano, Catania, Cavriago, Vibo Valentia e Ravenna.
Gonzalo è rientrato a Padova e rimarrà qui ancora qualche giorno per riprendersi definitivamente in attesa di partire per l’Argentina.
Anzitutto vogliamo sapere come stai.
«Bene. Ho solo un po’ di mal di testa, soprattutto se cammino a lungo. Mi hanno dato tre punti di sutura dietro al capo e mi hanno tagliato i capelli in quella zona, così son sicuro che i compagni di squadra mi prenderanno in giro appena mi vedranno… (ride
Ti ricordi qualcosa dell’incidente?
«Non ricordo assolutamente nulla. Quando i medici mi hanno svegliato ero molto arrabbiato, non capivo perché mi trovavo lì e cosa fosse successo: il mio ultimo ricordo è che stavo guidando e basta. Non avevo paura, ero semplicemente sconcertato. Poi, quando ho visto mio cugino e il mio procuratore Hugo Conte, mi sono tranquillizzato e loro stessi mi hanno spiegato cos’era accaduto. I medici e gli infermieri sono stati gentilissimi, mi hanno seguito con tanta cura e per questo li ringrazio di cuore».
C’è stato un pensiero più ricorrente di altri in questi giorni mentre eri in ospedale?
«Che non siamo invincibili e che non siamo qui per sempre. Ho pensato che dobbiamo vivere giorno dopo giorno, cercando di essere felici con noi stessi e con gli altri per quello che abbiamo. Quello che è accaduto a me poteva accadere a chiunque».
Tantissime persone ti hanno dimostrato un grande affetto, così tante che sarebbe ora ingiusto nominarne solo alcune. Come hai vissuto questo “abbraccio” ideale da parte delle persone?
«Mi ha fatto un grandissimo piacere ricevere decine e decide di messaggi da tante persone che conosco e non conosco. Mi hanno dato la forza di recuperare e di pensare che sono fortunato».
I tuoi compagni di squadra cosa ti hanno detto?
«Una volta saputo che mi ero ripreso, mi hanno preso un po’ in giro: è il nostro modo di dimostrare che ci vogliamo bene e che sono contenti che io sia di nuovo in pista. Quando Santiago Orduna è venuto a trovarmi gli ho detto: “avvisa i ragazzi che non vengano qui, perché fra due giorni esco e ci vediamo ad allenamento”. Avevo voglia di riprendermi il prima possibile».
Il campionato è finito ma è arrivata la chiamata della Nazionale…
«Sì, fa un grandissimo piacere. In teoria sarei già dovuto partire, ma questo incidente ovviamente ha cambiato i piani. Ora dovrò stare a riposo per qualche settimana e, anche se non potrò allenarmi, sarò in panchina a seguire i miei compagni della Tonazzo. Verso la fine di aprile andrò in Argentina e lì dovrò eseguire ulteriori esami medici prima di tornare in campo. Sarà solo questione di tempo, ma non c’è problema».
Si dice che ogni cosa che accade ha dei risvolti positivi. E’ così?
«Sicuramente. Ora sto camminando, sto parlando, sto respirando. E’ una grande gioia poter fare tutto questo. Oggi stesso ho rivisto l’auto incidentata e – davvero – fatico a credere di essere uscito illeso da quello scontro. Aver vissuto questa brutta esperienza mi ha aiutato a capire semplicemente che la vita è un grande, grandissimo dono».

Alberto Sanavia
Ufficio Stampa Tonazzo Padova
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