Storie di quarantena – La nuova quotidianità di Andrea Miselli

Questo periodo ha portato molti di noi a riscoprire la casa: come ambiente, abitudini e quotidianità. Non è azzardato parlare di ‘ri-scoperta’, di fronte a una situazione che ha richiesto a tutti di stabilirsi tra le ‘quattro mura’, per il bene della sicurezza nostra e degli altri. Proviamo a vedere come i nostri atleti, protagonisti di questa stagione ormai conclusa, stanno vivendo le loro, di case.

Oggi sarà il centrale Andrea Miselli a raccontarci la sua nuova routine, che vede porsi un’altra priorità oltre agli allenamenti ‘domestici’. Un impegno spesso difficile da conciliare con lo sport: lo studio. «Ammetto che durante il periodo sportivo per me è difficile trovare le energie e il tempo per concentrarmi – ha detto Miselli – per cui ne ho approfittato preparando gli ultimi esami, questo è sicuramente un aspetto positivo della mia quarantena».

«Partiamo dal presupposto che l’idea di ‘stare a casa’, comunque, mi piace – ha subito puntualizzato -. Questo non toglie che sia un momento difficile, bisogna fare l’abitudine a non avere più certe libertà, specialmente ora che il tempo inviterebbe a stare fuori. Se non altro a casa ho un bel cortile e un sacco di spazio, che uso anche per allenarmi. Ho sistemato la cantina e il garage, fatto qualche lavoretto in casa o in giardino».

Quando poi la noia prende il sopravvento e la voglia di studiare è finita, «c’è sempre la play station». E qui, il centrale reggiano lancia un appello: «Se c’è tra i lettori qualche sfidante, vi aspetto per giocare a Nba». Ma c’è un’altra cosa che Miselli ci tiene a dire al pubblico. «Non affrontate questa quarantena in maniera negativa – consiglia -. Ora è l’occasione per stare a casa, vicino alla famiglia. Spesso non si riesce e non ci si fa neanche caso, adesso è un po’ come se fosse sempre domenica».

In chiusura un’ultima considerazione, sull’esito del tutto inaspettato di questo campionato 2019/20. «Nonostante le difficoltà di tutta la stagione e l’umore basso per le sconfitte – ha detto -, è sempre un dispiacere dover finire prima del tempo, non poter tirare le somme senza nessun rimpianto. Preferisco così comunque, piuttosto che giocare senza il pubblico: per chi vive di sport, che sia avversario o di sostegno, la presenza del tifo è essenziale».