Con una giornata di anticipo la Prisma Taranto, battendo domenica scorsa per l’ 3-0 Ancona, ha chiuso il girone di andata in vetta alla classifica ( l’ultima giornata si disputerà domenica prossima con gli jonici impegnati a Genova contro gli ex De Palma e Giombini) allungando decisamente il distacco sulle immediate inseguitrici
(da quattro a sei punti) che sgomitando tra loro stanno favorendo la fuga dei rossoblù. Con il tecnico Vincenzo Di Pinto ( nella foto di Elia Susco mentre parla con il libero Vicini) , specialista in promozioni in serie A/1 ( quattro :’92 – ‘94’ – 2000 – 2003), si è fatto il punto della situazione al termine della prima parte di stagione.

Ammazza campionato, la Sisley della serie A/2, corazzata quali di queste tre definizioni va bene per la tua squadra?

“ Nessuna. Noi siamo semplicemente la squadra favorita del campionato, abbiamo uno spessore tecnico che è il miglior del torneo ma tutto ciò va sempre dimostrato sul campo. Il nostro obiettivo finale è essere promossi in serie A/1 non di dominare il campionato né di stravincerlo. Ho detto alla vigilia della stagione che non sarà una passeggiata.

Che margini di miglioramento ha questa squadra?

“ Secondo me ancora possiamo migliorare di un 30%, si tratta di dettagli tecnici come una maggiore continuità nel cambio palla e soprattutto nell’attacco di palla alta ma non posso ritenermi che soddisfatto della risposta fornita in questi mesi di lavoro dai miei giocatori. Diciamo che nei primi tempi ho dovuto lavorare sull’idea di squadra, sulla creazione di un’intesa ottimale, sulla qualità degli schemi. C’è voluto un po’ di tempo anche per abituare la squadra alla mentalità della serie A/2 ed ora che sta venendo fuori la cattiveria agonistica, la voglia di migliorarsi – aspetto questo molto molto positivo – possiamo dedicarci alla cura dei dettagli.”

Perché la Prisma ha faticato all’inizio della stagione?

“ Perché prima doveva diventare squadra, calarsi con umiltà in un campionato dove non basta solo la tecnica per essere i primi della classe. In serie A/2 c’è bisogno di molto carattere, occorre avere rispetto di ogni avversario in quanto ogni partita è difficile e non è solo un puro calcolo tecnico ma il giusto mix tra cattiveria agonistica e potenzialità tecniche. Le squadre tipo di questo torneo puntano sulla trance agonistica, rischiano molto, sono aggressive; se va bene ti mettono in difficoltà altrimenti sono esposti a commettere errori anche grossolani. E poi ci sono da mettere in conto anche altri dettagli che possono influire specie in chi è abituato a calcare i parquet di serie A/1. In seconda serie i palazzetti sono molto diversi uno dall’altro per dimensioni e per tipo di illuminazione e ciò può creare qualche piccolo problema di adattamento”.

Le sconfitte contro Crema e Gioia potevano essere evitate o erano fisiologiche e in cosa sono diverse tra loro?

“ Tutto può essere evitato. Queste sconfitte ci hanno insegnato tante cose, quella con Crema ci ha in un certo senso sbloccati e dopo siamo riusciti a trovare continuità di rendimento e ad ottenere una serie di vittorie limpide. La sconfitta di Gioia ci ha invece fatto capire come a volte è proprio la spinta agonistica a far ottenere dei successi. Ed, infatti, dopo il derby ho visto la squadra migliorare sensibilmente dal punto di vista mentale, siamo diventanti più cinici , abbiamo assunto un piglio più autoritario. Sinora però nessuno ci ha messo sotto dal punto di vista del gioco questa va rimarcato.”

In questo momento del campionato è più facile stare avanti o inseguire?

“Avere più punti rispetto agli altri fa sempre comodo ma non bisogna coccolarsi per questa classifica che dice tutto e non dice nulla, anzi è meglio non guardarla. Nella programmazione stiamo lavorando proprio sulla nostra testa perché sappiamo che gran parte del cammino che andremo a fare è ancora in salita e il nostro successo finale dipenderà dell’atteggiamento che andremo ad avere.

Qual è l’avversario che ti ha più impressionato sinora?

“Secondo me Crema, una squadra che punta sull’effervescenza della giovane diagonale palleggiatore –opposto formata da Travica e Cazzaniga. E poi ha un gruppo di giocatori che si conosce bene da tanti anni e che sa superare i momenti difficili proprio in virtù del grande affiatamento che c’è e di un ambiente molto tranquillo e sereno. Potenzialmente, invece, credo che il Gioia del Colle abbia le caratteristiche tecniche e soprattutto agonistiche per essere un’antagonista importante anche se è piuttosto attardata in classifica rispetto a noi. Ha un organico che punta sulla fisicità di giocatori come Fabroni e Divis e sulla grande qualità di Batez che è uno che quando ha giocato in A/2 ha sempre vinto i campionati.”

I tifosi tarantini vorrebbero vedere di più in campo Valdir che è ormai diventato un loro beniamino; domenica scorsa hanno mugugnato quando lo hai tolto subito dal parquet. Che ne pensi?

“Io vado per la mia strada, ho il compito di non guardare in faccia a nessuno e di pensare solo a ottenere i risultati che la società mi ha chiesto. Non posso far giocare qualcuno in base al grado di simpatia. L’affetto che c’è nei confronti del portoghese è una cosa molto bella ma ripeto non posso farmi condizionare da queste cose. Valdir è un giocatore dotato di buone potenzialità che sta migliorando tantissimo allenamento dopo allenamento e che è utile alla mia squadra come lo è Gatin o Giosa tante per citarne qualcuno.”

Solo la retrocessione spiega il calo di presenze al PalaMazzola rispetto alla scorsa stagione ( da una media di duemila presenze ad una di mille, ndc)?

“Secondo me no. Posso capire la diffidenza iniziale dovuta alla delusione per la scorsa stagione ma ora che la squadra sta volando in classifica credo che i motivi siano altri. Non spetta a me analizzarli ma probabilmente c’è di mezzo un discorso economico in un momento di congiuntura per tutti oppure forse occorre migliorare qualcosa dal punto di vista della promozione del nostro sport soprattutto tra i più giovani e poi se vogliamo fare un confronto con il passato se metti 1500 persone al Palafiom, senti addosso il loro fiato, se le stesse le fai accomodare sugli spalti del PalaMazzola sembra che ce ne siano la metà per quanto è grande questo splendido impianto. ”

La pallavolo aspetta sempre meno i suoi allenatori, quest’anno in serie A ci sono stati tanti esoneri e molte dimissioni ( ultimo in ordine cronologico a lasciare una panchina è stato Ricci del Vibo Valentia), come spieghi questo fenomeno?

“Secondo me è un chiaro sintomo di insicurezza delle società. Qualche volta è anche giusto prendere questo tipo di decisioni se non si lavora bene, se non c’è un progetto di lavoro concreto alle spalle; occorre anche però che le società siano composte da dirigenti competenti che conoscano la pallavolo e che non vadano corrano dietro i risultati e le chiacchiere e questo non sempre si verifica.”

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